Beit Berl - part 2

Scritto da: admin il 6 Novembre 2009 – 16:34

White Smoke

Titolo originale: ASHAN LAVAN (Fumo bianco) 19 min.
Regia e sceneggiatura: Ofer Matan; Fotografia: Yaniv Alpert; Montaggio: Asaf Lavi Harel; interpreti: Michael Moshonov, Shlomo Tarshish

In una lontana fattoria di montagna padre e figlio, Ygal e Uri, lavorano con fatica alla produzione e vendita di formaggi. Il padre è ormai sfiduciato ed ha perso la pazienza con i clienti e con le loro rumorose jeep che irrompono nella loro calma apparente. Il figlio sembra troppo timido per affrontare la situazione, ma un giorno le cose cambiano.

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At the Office

Titolo originale: BAMISRAD (In ufficio), 12 min.
Regia e sceneggiatura: Maya Hen; Fotografia: Denis Padochav; Montaggio: Nurit Sela; interpreti: Avi Hadas, Adam Hadas, Anat Segev

C’era una volta un bambino di dieci anni cinque mesi e due giorni che si chiamava Ben. Un giorno accompagnando suo padre al lavoro, Ben decide di trovare un nuovo amore per il suo timido padre.
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Mapping

Titolo originale: MODEDIM (Geometri) 15 min.
Regia e sceneggiatura: Asaf saban; Fotografia: Ron Haimov; Montaggio: Asaf Saban, Avigail Breitstein; interpreti: Yusef Abu-Warda, Ami Weinberg

Due geometri nel deserto, una classe, un muro di separazione, un guerriero palestinese, una macchina, un bambino che gioca a pallone, una jeep militare, un blocco stradale, poi riecco i geometri, ma questa volta a Tel Aviv… Tutti si ritrovano in un quadro surreale durante il Giorno della Memoria.


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Big Eyes - Uri Zohar

Scritto da: admin il 6 Novembre 2009 – 11:57

Israele, 1974 (colore)
Titolo originale: Einaym Gdolot (Occhi grandi)
Durata: 75 min.
Sceneggiatura: Ya’ackov Shabtai
Fotografia: David Gurfinkel
Montaggio: Anna Gurit
Musica: Miki Gabrielov
Interpreti: Arik Einstein, Alona Einstein, Talia Shapira, Uri Zohar
Produzione: Yoram Ben – Ami, Itzik Kol

Tel Aviv anni ’70. Benny Furman (interpretato da Uri Zohar) è un allenatore di basket, diviso tra gli impegni familiari con un figlio, una moglie, e l’attrazione smodata per le donne. Yossi è un giocatore di basket ed è molto amico di Benny. L’accostamento tra questi due caratteri mette in luce l’immaturità di Benny, che è abituato ad usare le persone e a non dire quasi mai la verità. Ma prima o poi l’allenatore deve fare i conti con la realtà….

Benny Furman incarna il simbolo del nuovo israeliano laico e “vuoto” come la città che lo circonda. Uri Zohar, tra i più grandi registi israeliani, con l’aiuto di Yaakov Shabtai geniale scrittore e le immagini create da David Gurfinkel, ha saputo raccontare nel miglior modo le atmosfere, la vita, l’architettura decadente e la gente (non meno decadente)  di Tel Aviv.
Il film fa parte della trilogia telaviviana di Zohar che comprende Metzizim e Save the Lifeguard (già presentati al PKF 2006), indimenticabile affresco della metropoli israeliana. Alcuni anni dopo l’uscita di Big Eyes, Zohar ha lasciato la vita metropolitana e laica di Tel Aviv, per ritirarsi a Gerusalemme, dove ha sposato l’ortodossia.


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Tel-Aviv Jaffa - Anat Zeltser, Modi bar-On, Gabriel Bibliowicz

Scritto da: admin il 6 Novembre 2009 – 11:55

Israele 2009 (Documentario, Colore e B/N)
Durata prima parte: 85 min.
Durata seconda parte: 37 min.
Titolo originale: Tel-Aviv Yaffo (Tel-Aviv Giaffa)
Fotografia: Gabriel Bibliowicz
Montaggio: Moris Ben Mayor, Gavriel Bibliovitc, Dori Tepper
Musica: Eran Weitz
Produzione: Modi & Anat LTD.

Questo film racconta la storia incredibile, buffa e commovente della città più grande d’Israele, Tel Aviv, giovane e laica alternativa alla capitale Gerusalemme. Attraverso una ricerca durata tre anni e l’uso di filmati inediti, il documentario segue e racconta la città da prima della sua nascita, quando si pensava che Tel Aviv potesse essere un piccolo quartiere della città ottomana Giaffa, fino alla dichiarazione d’indipendenza dello Stato d’Israele nel 1948.
Il film, che segue la strana sorte della Giaffa araba, che partorì Tel Aviv per poi essere inghiottita dalla ‘figlia’, riflette conflitti nazionali, tensioni politiche e le contraddizioni culturali che hanno trasformato Tel Aviv in una città internazionale e allo stesso tempo molto locale. Non mancano vicende curiose, come quella della finta foresta piantata in onore di Churchill, le fogne che hanno proibito per anni l’uso della spiaggia e la multa assegnata al sindaco per aver nuotato in mare, nudo.

La seconda e breve parte è un assaggio sulla storia della città dal 1948 al giorno nostri, raccontando come Gerusalemme si sia presa il titolo della Capitale, il riconoscimento internazionale che gli è stato conferito per il patrimonio architettonico e che la ha consacrata al mondo come la “Città Bianca”, il perché invece sia nota a molti come “la bolla”, la città della “dolce vita” israeliana, che non di ferma mai.



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Tel Aviv Stories - Ayelet Menahemi, Nirit Yaron

Scritto da: admin il 6 Novembre 2009 – 11:53

Israele, 1992 (Colore)
Durata: 108 min.
Titolo originale: Sipurei Tel Aviv (Storie di Tel Aviv)
Sceneggiatura: Shemi Zarchin, Ayelet Menahemi, Nirit Yaron
Fotografia: Amnon Zlayet, Jorge Gurevitc
Montaggio: Ayelet Menachemi
Musica: Ari FrenkelShlomo Grunich
Interpreti: Yael Abekasis, Ruti Goldberg, Anat Waxsman, Sasson Gabai,
Produzione: Itzhak Ginsberg Ehud Bleiberg

Pellicola in tre episodi. Protagoniste tre giovani donne, nella Tel Aviv degli anni ’90. Nel primo episodio, titolato “Sharona, dolce”, una bellissima stilista (interpretata da Yael Abekasis) è alle prese con molti uomini, tutti “possibili amori”, ma si rende conto che nessuno tra questi la vuole veramente. Eppure la vita riserva sempre sorprese inaspettate e per la modella, forse, una la attende in un camion che raccoglie l’immondizia. “Operazione gatto” racconta, invece, la battaglia di Soffie (Ruti Goldberg) giovane giornalista con la testa tra le nuvole, che decide di salvare un gattino, contro tutti e tutto. E proprio dalle fogne di Tel Aviv, dove è imprigionato il piccolo animale, che ricomincia la rinascita della donna. Un divorzio “espresso” è quello che vuole Tiki (Anat Waxman), ultima protagonista del film. Nell’episodio “Divorzio” infatti la donna poliziotto incontra per caso suo marito, che anni prima l’aveva lasciata con un bambino senza concederle il divorzio. Così la donna sequestra il marito e dei malcapitati, per dar vita ad una catena di aneddoti dentro il grattacielo di Tel Aviv che si chiama, ironia della sorte, “Shalom”.

Tel Aviv Stories dipinge tre tipi di donna classici e li introduce nella metropoli israeliana, Tel Aviv. Mentre nell’ultimo episodio prende piede il femminismo e la ricerca della libertà a tutti i costi, nei primi due lo stile ha il sopravvento e diviene protagonista (più delle donne stesse): così il film segna l’inizio del cinema israeliano post moderno anni ’90.


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For My Father - Dror Zahavi

Scritto da: admin il 5 Novembre 2009 – 14:59

Israele, Germania 2008 (Colore)
Titolo originale: Sof Shavua B’Tel Aviv (Fine settimana a Tel Aviv)
Durata: 100 min.
Sceneggiatura: Ido Dror, Jonatan Dror
Fotografia: Carl F. Koschnick
Montaggio: Fritz Busse
Musica: Misha Segal
Interpreti: Shredi Tabarin, Hili Yalon, Shlomo Wishinski, Michael Moshonov, Jony Arbid, Shadi Fahr-Al-Din, Rosina Kambus, Oren Yadger, Dina Golan
Produzione: Zvi Spiedmann, Shlomo Mograbi, Rami Damri, Eviatar Dotan, Heike Wiehle-timm

Tarek è un ragazzo palestinese che, per riscattare l’onore di suo padre, viene coinvolto in un attentato suicida a Tel Aviv. La sua missione è farsi esplodere in uno dei mercati più affollati della città. Il caso vuole che il detonatore da lui indossato faccia cilecca. Così il ragazzo è costretto a trascorrere il fine settimana a Tel Aviv, in attesa di far aggiustare l’interruttore della bomba. Ma il ragazzo, durante quelle quarantott’ore, viene a contatto con la gente che voleva uccidere, ovvero alcuni israeliani, tra cui una giovane donna, Keren….

Dror Zahavi si è laureato in cinema in Germania, dove ha lavorato molti anni anche per la televisione, vincendo alcuni premi a festival internazionali. Con For My Father Zahavi ha ricevuto, tra gli altri, il premio del pubblico al Moscow International Film Festival, il premio per il Miglior Film all’Asian Film Festival di Mumbai ed è stato nominato all’Israeli Film Accademy Awards.


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It All Begins at Sea - Eitan Green

Scritto da: admin il 5 Novembre 2009 – 14:51

Israele, Canada, 2008 (Colore)
Durata: 93 min.
Titolo originale: Hakol Matchil Bayam (Tutto inizia al mare)
Sceneggiatura: Eitan Green
Fotografia: Shai Goldman
Montaggio: Era Lapid
Musica: Josef Bardanashvili
Interpreti: Ron Jaegermann, Dorit Lev-Ari, Yuval Segal, Zhahi Grad
Produzione: July August Productions, Tel Aviv

Il film, dramma con elementi comici, è composto da tre episodi: il primo si svolge in riva al mare, il secondo in un parco archeologico, il terzo nella nuova casa dei Goldstein, dove la famiglia si è trasferita in previsione della nascita della nuova figlia. Ognuna di queste situazioni è sfiorata dal pericolo e dal dramma. Tutte e tre insieme, contribuiscono a unire tra di loro i membri della famiglia, con un legame che diventa sempre più forte.
Il film, basato su episodi accaduti realmente durante l’adolescenza e la vita d’oggi del regista, racconta la storia di una famiglia israeliana media che affronta le esperienze quotidiane della vita – l’amicizia, l’amore, il sesso, la morte – nella cittadina marittima di Ashkelon.

It All Begins at Sea è stato presentato per la prima volta alla scorsa edizione del Haifa International Film Festival, nell’ambito di una retrospettiva dedicata a Eitan Green, che comprendeva fra altri: Lena, All Night Long, American Citizen, e As Tears Go By. Il film ha vinto l’ “Innovation Award” della Giuria del Montreal Film Festival. La colonna sonora è stata composta da Josef Bardanashvili, uno dei più grandi compositori israeliani contemporanei, autore anche dell’opera lirica tratta dal romanzo di A.B. Yehoshua “Viaggio alla fine del Millennio”.


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Jaffa - Keren Yedaya

Scritto da: admin il 5 Novembre 2009 – 14:49

Israele 2009 (Colore)

Titolo originale: Kalat Hayam (La sposa del mare)
Durata: 100 min.
Sceneggiatura: Keren Yedaya, Ayala Ben Porat
Fotografia: Pierre Aim
Montaggio: Assaf Korman
Musica: Shushan
Interpreti: Dana Ivgi, Moni Moshonov, Ronit Elkabetz, Mahmood Shalaby, Roy Asaf, Hussein Yassin Mahjne
Produzione: Marek Rozenbaum, Jerôme Bleitrach, Emmanuel Agnerary, Benny Drechsel Karsten Stoeter

Mali (Dana Ivgi) e suo fratello (Roy Asaf)  lavorano nell’ officina del loro padre (Moni Moshonov) mentre la mamma casalinga (Ronit Elkabetz) li controlla da lontano. Anche Taufik (Mahmood Shalaby) e suo padre (Hussein Yassin Mahjne) lavorano come meccanici nella stessa officina. I rapporti tra la famiglia araba e quella ebraica del padrone sembrano essere sempre stati più che corretti. Ma una serie di eventi fatali rischia di spezzare questa falsa armonia per dar spazio alla gelosia, al razzismo e alla violenza. Così la tragedia irrompe sulla scena.

Keren Yedaya riunisce di nuovo Ronit Alkabetz e Dana Ivgi nel ruolo di madre e figlia (come in passato nel film Or, presentato al RKF 2006) per costruire con i loro personaggi una storia d’amore fatale in forma classica, ispirata al cinema melodrammatico egiziano, di cui si trovano vari elementi: l’amore clandestino, la fuga, la lotta, la violenza, la morte, la separazione, l’ingiustizia, la lettera, l’incontro, il grido e il silenzio. Tutto questo per dar vita alla tensione etnica e politica che domina la vita quotidiana dei cittadini arabi e ebrei di Tel Aviv-Yaffo.



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The Green Dumpster Mystery - Tal Haim Yoffe

Scritto da: admin il 5 Novembre 2009 – 14:34

Israele, 2008 (documentario, colore B/N)
Durata: 50 min.
Titolo originale: Hata’aluma Bamechola Hayeruka (Il mistero del cassonetto verde)
Fotografia: Ari Amit
Montaggio: Anat Lachovitz
Produzione: Tal Haim Yoffe

Tal Haim Yoffe percorrendo in motorino le strade di Florentine, quartiere a sud di Tel Aviv, trova in un cassonetto uno scatolone che contiene una serie di fotografie che rimandano ad un uomo, Shoah  Wolkowicz. Il giovane regista si appassiona alla storia e, incuriosito, come un detective si mette sulle tracce dell’uomo seguendo alcuni indizi. Consultando i siti internet del Memoriale dell’Olocausto Yad Vashem e dell’Israeli Defense Force, e recandosi al cimitero dei soldati caduti, non solo scopre che l’uomo è morto in guerra a vent’anni, ma riesce a ricostruire la storia della famiglia. Una storia di sofferenze, dall’esperienza della Shoah, ai gulag in Siberia, alle guerre in Israele.

Il film di Yoffe è un sorprendente “detective – docu” dove, in ogni fotogramma emerge in primo piano il senso della ricerca, la volontà del regista di far luce su una storia che seppur dolorosa si pone come paradigmatica rispetto alle vicende di molte persone che hanno contribuito a costruire la società israeliana. Il documentario è stato premiato nel 2008 al Jerusalem Film Festival. “Un film serio, complesso ed importante” lo ha definito Uri Klein sul quotiniano Ha’aretz, mentre Meir Scnitzer di Ma’ariv lo ha definito come “il più brillante ed originale film degli ultimi anni”.


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